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Mio padre era di umili origini, di un paesino calabrese, Samo, alle falde dell'Aspromonte. Solo che la sua famiglia, con gli altri tre fratelli, Francesca , Fortunato e Giovanni, aveva da fare i conti con la lungimiranza, l'energia mentale e naturalmente progettuale di sua mamma, nonna Vittoria. Ella volle che dopo le elementari e le medie che frequentò percorrendo in treno ogni giorno gli ottanta km di andata e altrettanti al ritorno fino a Reggio di Calabria, le superiori delle regie scuole le facesse nel seminario vescovile di Gerace, famoso nella zona della Locride per la sede del vescovo e per la severità dei suoi monaci insegnanti, che formavano le "nuove leve" religiose, e non solo, tra le giovani vite di scolari rigorosamente maschi, della zona della Locride fortemente disagiata economicamente ai primi del '900 . Ne uscì a diciotto anni con inculcati quei valori di cultura rettitudine e inflessibile onestà intellettuale, e non solo, che evidentemente i prefetti del collegio seminavano in abbondanza tra i loro apprendisti. A vent'anni vinse un concorso come "alunno d'ordine", cioè impiegato , presso il regio Ministero delle Finanze a Roma. Dal 1922 Francescantonio fu quindi proiettato da un paesino ancora devastato dai due terremoti del 1783 e del 1908, nella abbagliante metropoli della Capitale del Regno d'Italia. Raccontava della meraviglia delle serate romane nella piazza della Stazione , ancora non quella odierna terminata negli anni '30, e nella odierna piazza della Repubblica, allora piazza Termini , con la sua fontana delle Naiadi di Mario Rutelli, discepolo di Rodin, al centro, e i portici sotto cui si alternavano bar e caffè-chantants serali rallegrati da orchestrine e in cui trascorreva con i colleghi come lui giovani e alla scoperta dei residui della belle.epoque capitolina, le tranquille serate romane dei primi anni del regime fascista. Mio padre tenne a dirmi sempre di non aver mai posseduto la tessera del partito, perchè gli interessava vivere la bella vita dei ragazzi onesti e lavoratori di allora con avventure galanti e divertimenti mondani e non partecipando alla politica ansiogena e deprimente con obblighi ideologici che poco si conciliavano con quegli ideali di libertà creativa e personale che lo affascinavano tanto e su cui i suoi educatori avevano tanto insistito durante il soggiorno in collegio. Si laureò in Economia nel 1948 . Rimase poi al ministero fino al 1967, anno del suo pensionamento con la qualifica di funzionario amministrativo, dopo essersi sposato a guerra terminata con la sua Dorina adorata di Bianconuovo, un paesino rivierasco vicino alla sua Samo d'origine, tenendo fede al detto "moglie e buoi dei paesi tuoi". A Bianco e Samo avrei trascorso i mesi estivi di vacanza più belli della mia vita infantile, che avrebbe forse potuto svilupparsi meglio quanto a realizzazione personale e professionale nei decenni successivi. Ma qui voglio solo ricordare , nel giorno della festa del Papà, la per me mitica figura di un migrante di cento anni fa, che obbedì alla legge della Bellezza, scegliendo, con l'aiuto della sua eccezionale mamma Vittoria, la lotta per la vita e non la rassegnazione nell'accidia esistenziale comoda e accattivante e priva di assunzione di responsabilità cui l'ambiente di nascita avrebbe potuto convincerlo. Buona festa del Papà, quindi, ad un padre che ha saputo essere Uomo vero semplicemente credendo in se stesso in tempi difficilissimi.